Tu non mi vuoi, davvero
Oggi dopo scuola, come al solito, sono andato a incontrare la mia Amanda. Lei usciva da scuola e doveva prendere la corriera che l’avrebbe portata a casa.
Questa volta sono salito anche io in corriera con lei, ma sarei sceso dopo una ventina di minuti, che non potevo lasciare l’auto parcheggiata dove l’avevo parcheggiata io. La mia Amanda era stanca, negli ultimi giorni è sempre stanca, e sembrava che non mi volesse. Ha detto che la irritava tutto, oggi. Io la capisco perchè è la mia Amanda.
Sono tornato a casa, dopo averle detto che l’avrei chiamata più tardi. Ho pranzato, ho fatto delle cose e l’ho chiamata. Al primo tentativo non mi ha risposto. Succede, ogni tanto. Riprovo, il telefono è spento. Mi viene l’angoscia, perchè avrebbe dovuto spegnerlo? Non mi vuole sentire? Ho pensato al peggio possibile, l’ho bombardata di messaggi che tanto non poteva leggere. Dopo un’oretta mi sono rassegnato, non sapevo cosa fare.
Mi sdraio sul letto, la richiamo, suona. Mi risponde la mia Amanda piuttosto assonnata. Ehi, mi dice, mi sono appena svegliata. Mi sento sollevato, ma faccio finta di arrabbiarmi. Ho provato a telefonarti tutto il pomeriggio, le ho detto. Il suo cellulare si era scaricato e lei si era addormentata, così mi ha detto.
Mi ha detto subito dopo che avrebbe voluto che io fossi lì con lei, in quel momento. E allora io sono andato da lei. Sono subito uscito, ho preso l’auto e sono partito.
Ricordo che lei abita a circa 40km. Ma non importa perchè è la mia Amanda.
Sono arrivato e lei era sul divano che guardava qualche programma stupido in tv. Mi sono sdraiato con lei e l’ho abbracciata forte forte senza lasciarla. Mi mancava tanto, la mia Amanda.
Quando finalmente ha spento la tv si è alzata ed ha acceso il computer, che non sapevo esattamente che cosa doveva fare, che ero concentrato su di lei, io. E allora quando ha cominciato a fare quello che doveva fare ma io non so esattamente, quello che doveva fare, mi ha telefonato mia zia, e siamo stati un bel po’. E intanto era arrivata a casa la madre della mia Amanda e il fratello, della mia Amanda.
Poi siamo saliti in camera, che dovevo aiutarla a studiare chimica. Che poi ovviamente di chimica abbiamo fatto poco. Qualcosa, si, ma poco. Forse sono io che non sono capace di insegnarle, o probabilmente lei che non aveva molta voglia di fare chimica, e forse voleva fare altro.
Aveva fame, la mia Amanda, ed è scesa a prendere da mangiare che io non volevo mangiare con tutta la famiglia. Ma non immaginavo che portasse su la cena. Tutta.
Abbiamo mangiato e avremmo dovuto fare chimica. Era un po’ ormai che eravamo sul letto, e l’atmosfera di intimità deviava le nostre intenzioni su qualcosa di più divertente della chimica.
Mi ha provocato, per un po’, finchè io non ho cominciato a spogliarla, e lei a spogliare me. Eravamo nudi, sul letto, lei sopra di me, pronti per fare l’amore. Era molto dolce, e sul letto era molto comodo rispetto a quello che eravamo abituati.
Per qualche motivo che non mi vuole dire, però, lei non vuole che a lei piaccia. E a me dispiace tantissimo. Che se non siamo in due, a fare l’amore, poi non piace neanche a me.
Tardissimo, anche se nessuno in casa si era ancora lamentato. Ci rivestiamo, io e la mia Amanda. Mi accompagna alla porta e mi saluta.
La chiamo, appena arrivo a casa. Come al solito la sveglio. Ci diciamo qualcosa di dolce, ma la lascio subito andare a nanna che è molto stanca, la mia Amanda, e anche io.
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